Domani, domenica 28 Maggio, sul tardo pomeriggio a Roma, che ci crediate o meno, si concluderà una delle più belle storie d’Amore che lo sport ci abbia mai offerto dalla preistoria ad oggi.
Ritorna tacalabala, incredibile! Dopo mesi che, lentamente, stavano prendendo i connotati di un intero anno di letargo (ultimo articolo datato luglio 2016), si ricomincia in grande stile, parlando della squadra peggiore di questa stagione di Serie A: la Delfino Pescara dell’appiedato Sebastiani e del salice piangente Massimo Oddo.
Juve e Roma. Ci risiamo. Altro articolo sulla Juve e sulla Roma. In questo blog non si parla d’altro. Che noia. Che barba. Che barba. Che noia.
Tutto il Mondo (del calcio, dello sport e non solo) dovrebbe dire "Grazie" a Claudio Ranieri e alla sua banda di ragazzacci, perché dando due calci ad un pallone per circa 9 mesi nei campi di tutta Inghilterra, hanno risvegliato e fatto rinascere emozioni che nel Mondo di oggi non sono più comuni come una volta: la speranza e il sogno.
Ridurre tutta la storia del Leicester di questa stagione, ad una banale vittoria di un campionato di calcio, sarebbe da idioti, perché tutto quello che sta succedendo è molto di più. E' la forza di seguire un sogno, di faticare per raggiungerlo, e di spingersi al di là del limite che solo noi sappiamo dove è realmente. E' la voglia di sognare, di vivere di gioie e di speranze, di godere dell'impossibile. E' la voglia di ridere e divertirsi, sempre e comunque, e di scherzare con la vita, per goderne nel modo più sfrenato.
Spesso e volentieri, giornalisti, esperti, calciatori, allenatori si chiedono cosa sia la vera essenza e bellezza del Calcio. Io, che non sono di certo un cervellone, penso di avere la mia teoria in merito. Infatti, da quando scrivo su questo blog, mi sono spesso imbattuto in diverse storie che partivano dal Calcio e mi portavano ad esplorare oltre, a dover vedere altro, quello che c’era dietro, a volte quello che c’era dentro.
Io penso che sia questa l’essenza del Calcio: collegare due calci ad un pallone, con cose che apparentemente non c’entrano niente e che poi invece si rivelano strettamente dipendenti e collegate.
Per esempio, io non ho mai visto giocare Johan Cruijff, questo è un dato di fatto. Ho potuto ammirarne le gesta su video d’epoca e documentari, ma diciamo che non l’ho mai vissuto come giocatore. Però penso di aver capito tanto di lui, molto. Tanto da sentirmelo più vicino di tanti altri che vedo tutte le domeniche e che magari mi fanno esultare per gol o giocate strabilianti.
Tiene banco in queste settimane di primavera, a Roma in Italia e nel Mondo del dio pallone, la questione Totti. Smettere o continuare a giocare? Questo è il dilemma, in soldoni. Una questione non molto semplice da gestire conoscendo il personaggio Francesco, testardissimo e forse troppo sicuro di se, e l’organizzazione della comunicazione (a dir la verità anche di tanti altri ambiti e settori) scadente e amatoriale dell’ AS Roma. Su quest’ultima ci sarebbe da scriverci un libro ma cerco di limitarmi a dire che una società seria i problemi li risolve e non se li va a creare a casa propria.
Entrare in un vespaio del genere, sarebbe da masochisti, special modo se la squadra che si tifa è proprio la Magggica Roma, ma mi sembrava giusto dire la mia in relazione a Totti e a come l’ho vissuto io in questi miei (quasi) 28 anni da tifoso Roma.
Stasera a Stoccolma e Martedì a Copenhagen, si giocheranno due partite che per molte persone, sono più che semplici partite di calcio. A dirla tutta, si parlava di guerre tanto tempo fa da quelle parti, nello stretto di Oresund, che prima divideva, ed ora collega, Copenhagen a Malmo. La Danimarca alla Svezia. Al momento del sorteggio per questi playoff per l'Europeo di Francia, nei due paesi si sono vissuti momenti simili a quelli per un sorteggio di FA Cup per Hooligans Inglesi che vogliono fare a botte con quelli rivali. Non si aspettava altro che le palline combaciassero e dicessero, Svezia contro Danimarca. 180 minuti. Fuori o Dentro.
Non è cosa celebre e popolare l’odio che divide queste due nazioni e popoli. Anche la stessa parola odio non è perfettamente corretta e adatta a questa situazione.
L’odio in Scandinavia è più uno scherzo, uno scherno all’altra persona, all’altra lingua, all’altra Corona. Un motivo per berci sopra, e prendere in giro chi viene da l’altra parrocchia. Un motivo per comprare il biglietto per lo stadio, appendere fuori la bandiera, o accendere la tv per cantare l’inno e poi magari addormentarsi. E’ sport.
Si è sport, è la gioia di vedere la propria squadra prevalere sull’altra per il solo e unico bene della Nazione stessa. Per sentire i tuoi fratelli di sangue abbracciarti e offrirti un’altra birra. Per gioire ed esultare insieme e per prendere per i fondelli il nemico. Che poi diventa amico un secondo dopo.
Dublino, Nord di Dublino. Phibsborough per la precisione, Dalymount Park. Ore 21,15 di un venerdì in una non calda e ventosa serata di fine Agosto. Nel campo i padroni di casa dei Bohemians, e la capolista, Dundalk. 2 a 1 dei Bohs a 20 minuti dalla fine. Ultima azione: l’ala dei “Lilywhites” va via sulla fascia, scarica dietro per la mezzapunta, Fitzgerald. Passo cadenzato, colpisce la palla col piattone destro, prima di cadere con la faccia a terra. La boccia passa tra i centrali, sotto la pancia del non impeccabile portiere dei Bohs, e, millimetricamente, in mezzo alle gambe del terzino sinistro posizionato accanto al palo. 2 a 2.
In pochi secondi, ecco rappresentato, il calcio Irlandese. Un misto tra Fantozzi e Alvaro Vitali. Un minestrone, quasi una minestraccia. Piena di sforzi, di sangue, di sudore, di piedi ruvidi, gomitate e litri di Guinness. Tutto rigorosamente ambientato in un prato verde.
Il verde più bello e acceso che potreste immaginare.
Ebbene si, a discapito dei più scettici e dei più chiacchieroni, Taca La Bala torna più forte che mai. Stile vecchio e parole nuove. Dopo la sosta estiva fatta di Copa America, lamentele per l’Afa prima e le piogge amazzoniche adesso (oh! ma che volete ?), tormentoni di calcio mercato, sfondoni e ca**ate calcistiche a volontà, era ora di fare ordine in mezzo al campo e dire un po le cose come stanno sulla appena iniziata Serie A.
A dirla tutta, questo articolo esce con un ritardo ingiustificato e ingiustificabile. Doveva infatti essere pubblicato settimana scorsa con delle linee guida sul Campionato Italiano che verrà. Ma tutto sommato… che ce ne frega se la prima giornata è già storia? Che ce ne frega se il pluri titolato e lodato Allegri, ora, tutto d’un tratto, non ci capisce più una mazza, se la Roma ha 300 punte e due centrali, se la Viola fa scintille con il suo calcio champagne, se il Milan gioca il campionato delle chiacchiere e dei giornali, dimenticando quello vero, se l’Inter dopo il gol di Jo Jo ora vince tutto, anche il Mondiale per Club, e se il Napoli di Sarri è rimasto quello di Benitez. Eh?
Come da prassi e tradizione italiana, ogni estate si apre con un tormentone musicale. Alcuni (per non dire molti…) sono orrendi, bruttissimi e tamarrissimi, e fanno venir la voglia di spegnere o spaccare la radio. Questo anno però, per molti tifosi, quest’estate sarà ricordata come la stagione iniziata con la finale di Champions Juve - Real.
Sembra un segno del destino ma non lo è: con l’arrivo dei primi caldi e delle prime domeniche al mare in Italia, è arrivata il 3 giugno la finale tanto attesa, tanto gufata, tifata e guardata. Tacalabala ve la propone 22 giorni dopo, 3 settimane dopo.
Spoiler alert: finisce sempre 4 a 1 per il Real.